Terra di Bari: la Puglia tra storia, arte e natura

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La Puglia, ovvero il “Tacco d’Italia”, è la regione più orientale della penisola.
Caratterizzata da aspetti morfologici, culturali e artistici assai diversi, la Puglia è suddivisa in 3 subregioni: il Gargano a nord, la Terra di Bari e le Murge nella zona centrale e il Salento a sud.
Tutte legate dagli stessi comuni denominatori: sole, mare, storia e gastronomia.

Il centro della Puglia corrisponde alla zona delle Murge che si estende per gran parte della provincia di Bari, BAT (Barletta-Andria-Trani), delle province di Taranto e Brindisi verso sud, fino alla provincia di Matera, in Basilicata.
Padroneggia lungo la meravigliosa costa adriatica, capoluogo di regione, la città di Bari.  La sua strategica posizione l’ha resa da sempre un fondamentale punto di riferimento nelle relazioni con i paesi affacciati sul Mediterraneo.
Caratteristico è il suo nucleo storico, meglio conosciuto come Bari Vecchia, in cui sorge la famosa Basilica di San Nicola e piazza Ferrarese, cuore pulsante della città nonchè centro della movida barese.

Polignano – A picco sul mare

Il litorale sud è il luogo ideale dove trascorrere un paio di giorni all’insegna della natura, dell’arte e del relax. A circa 35 km da Bari, sorge la piccola cittadina di Polignano.
A picco sul mare Adriatico, Polignano offre un incantevole borgo antico, scorci mozzafiato e bellissime grotte marine dalle acque azzurre-verdi e limpide.
La più suggestiva e famosa è la grotta Palazzese.

Scorcio del borgo antico di Monopoli

A pochi chilometri da Polignano a mare si trova Monopoli, ridente città turistica celebre per le lunghe spiagge sabbiose del Capitolo e il tipico centro storico di origine medievale, in cui perdersi alla ricerca di antiche tradizioni, angoli pittoreschi e chiese rupestri.

Navata centrale della Cattedrale di Monopoli Photo Francesco Ippolito

Qui è ubicata la Cattedrale Maria SS. della Madia, in stile barocco e decorata con marmi policromi.
Il recente restauro ha riportato alla luce il fastoso interno a croce latina a tre navate.
Il Castello di Carlo V, a pochi passi dal porto, fu costruito nel 1552 insieme alla cinta muraria con funzione difensiva; fu poi ristrutturato nel 1660 divenendo castello di residenza nelle forma attuale pentagonale con torri ai vertici.

Luogo di incontro tra il paese vecchio e la zona murattiana è Piazza Vittorio Emanuele II, conosciuta dai monopolitani come il Borgo e centro commerciale della città, in cui si trovano numerosi negozi, locali, ristoranti e uffici.

Per chi ama la cultura e l’aria aperta, imperdibile è l’agro monopolitano, costituito da circa 100 contrade e disseminato di antiche e bianche masserie, chiese e grotte rupestri e distese di ulivi, mandorli e carrubi.
Tra le grotte e chiese rupestri meritano una visita la cripta dello Spirito Santo, nei pressi del cimitero, una vera e propria chiesa ipogea con resti di decorazioni parietali all’interno, e la chiesa di Cristo delle Zolle dalla maestosa architettura barocca-cinquecentesca, recentemente restaurata e divenuta sede di manifestazioni teatrali estive.
Punto panoramico d’eccellenza è il Monte San Nicola, dal quale si può ammirare tutto il vasto territorio di Monopoli.

La Terra di Bari è caratterizzata da chilometri di muretti a secco, che separano le singole proprietà terriere, e dalle “lame”, una sorta di torrenti scavanti nella roccia e che versano acqua solo in caso di pioggia.  A causa della natura carsica del suolo, le acque meteoriche si infiltrano nel sottosuolo e scorrono in profondità fino al mare e, col tempo, danno origine alle “lame” e alle grotte sotterranee.

Grotte di Castellana – La Grave

Le più importanti manifestazioni del carsismo in questa zona sono le Grotte di Castellana, un interessante complesso speleologico tra i più noti in Italia. Scoperte nel gennaio del 1938 dallo speleologo prof. Franco Anelli, le cavità sotterranee di Castellana Grotte si estendono per una lunghezza di circa 3 chilometri, una profondità massima di 70 metri al di sotto del livello del suolo, a circa 2 chilometri dal centro.
L’itinerario all’interno del complesso si sviluppa lungo 2 percorsi costellati da splendide concrezioni, stalattiti, stalagmiti, cortine e colonne.
All’ingresso si trova la prima caverna, la Grave, la più grande delle grotte.
Prima della scoperta, la Grave veniva utilizzata dai cittadini di Castellana come una grande discarica, oltre ad essere luogo lugubre attorno al quale si raccontavano leggende misteriose. Al centro si innalza l’enorme gruppo stalagmitico dei Ciclopi e grossi massi illuminati dalla luce del sole che filtra dal lucernario naturale quadrangolare sotto la volta.  La Grave è profonda 60 metri, larga 50 e lunga 100.

Al di là delle Colonne d’Ercole, si entra nella Grotta Nera, antico passaggio chiamato in questo modo per via di funghi microscopici che ricoprono le pareti, portati dall’aria atmosferica attraverso l’apertura, e che ne causano l’annerimento. Sulla destra, singolare è la formazione stalatto-stalagmitica la Lupa, per la sua caratteristica forma che ricorda la lupa capitolina.  Dopo la Grotta Nera si accede nella Grotta dei Monumenti, alta 40 metri, e attraverso il Corridoio dell’Angelo, che ricorda la navata di una cattedrale gotica, si raggiunge la Caverna della Civetta, così chiamata per la rassomiglianza con l’animale.

Poco oltre, seguendo un passaggio un pò angusto fra stalagmiti inclinate, si trova il Presepe, una cavernetta all’interno della quale vi è una nicchia naturale con una minuscola stalagmite detta La Madonnina delle Grotte.  Dopo aver superato il bivio del Piccolo Paradiso, si entra nella Caverna dell’Altare dove si innalzano colonne di 3 metri e si arriva poi nella Caverna del Precipizio, dove termina l’itinerario breve, lungo 500 metri. Attraverso alcune caverne gallerie, si giunge nella Caverna della Fonte, alta 26 metri e da cui partono diverse diramazioni laterali, tra le quali spicca l’Angolo Incantato lungo circa 600 metri con scorci di suggestiva bellezza.

Grotte di Castellana – Stalattiti e stalagmiti

Alla fine del Corridoio del Deserto, tratto sotterraneo di 450 metri con alte muraglie rocciose, l’aspetto della grotta cambia notevolmente: le pareti diventano candide, rivestite di concrezioni cristalline e gli ambienti sono più grandi.
S’incontra la Caverna del Duomo di Milano, maestoso complesso stalagmitico a forma di pinnacoli e guglie.
La Caverna del Trono conduce alla parte finale delle Grotte nuove.
Qui si trova l’Inferno, un baratro profondo una quindicina di metri, il livello più basso finora raggiunto nelle esplorazioni. Si entra poi nella Caverna della Torre di Pisa o della Colonna rovesciata che deve il suo nome ad una grossa stalagmite inclinata.
Poco oltre si trova il Laghetto dei Cristalli dove si possono ammirare cristalli di calcite e stalattiti dalle forme insolite, e il Corridoio Rosso con cortine di alabastro arrossate dal ferro delle acque di stillicidio. In alto a sinistra si innalza il Baldacchino dalla forma semicircolare, all’ingresso della Caverna della Cupola, una vasta cavità ricoperta di magnifiche concrezioni e cortine.

Castellana – La Grotta Bianca

Infine si entra nella Grotta Bianca, uno scrigno di alabastro e bianchi e candidi cristalli che la rendono senza dubbio una delle grotte più belle e splendenti al mondo.

L’itinerario continua con la visita della cittadina di Alberobello, nota per i suoi caratteristici trulli, dichiarati monumento patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Alberobello sorge al centro delle Murge e costituisce un centro di straordinario valore storico-artistico per le sue tipiche costruzioni a pianta circolare in pietra calcarea con cupola conica, chiamate appunto trulli. Sono di origini antichissime e venivano costruiti dai contadini con il sapiente utilizzo di un materiale facilmente reperibile nella zona, le cosiddette “chiancarelle” , listoni di pietra estratte dalle rocce calcaree.

I trulli di Alberobello

I trulli sono caratterizzati da struttura solitamente cubica, con una falsa cupola ottenuta mediante la sovrapposizione di filari concentrici di chiancarelle,senza uso di malta, che si avvicinano via via al centro fino a terminare sulla cima con una sfera o un pinnacolo.
Sui coni spesso vengono tracciati con latte di calce disegni sacri e profani, stelle, croci e simboli astrali.
Si pensa che anticamente i trulli venissero utilizzati per evadere il pagamento delle tasse sulle case. Secondo alcune tesi, venivano letteralmente demoliti in caso di controlli da parte dei funzionari del re, in attesa di essere ricostruiti una volta superata l’ispezione. Sembra, infatti, che bastasse tirare via una sola pietra per far crollare tutta la costruzione, facendo apparire il tutto come un semplice cumulo di pietre.
La zona monumentale di Alberobello si suddivide in 2 rioni: Monti e Aja Piccola.
Il rione Monti si estende a sud ed è il più grande raggruppamento di trulli in città, ne include infatti 1030. In cima alla collina si trova la chiesa di S. Antonio, curioso esempio architettonico di chiesa a forma di trullo.
La facciata è composta da un trullo alto 25 metri, da due trullini laterali e da un altro trullo sul campanile.
Nella stessa zona si può ammirare anche il “Trullo siamese”, edificio alquanto singolare costituito da 2 coni che si abbracciano.

Alberobello Zona monumentale Photo Francesco Ippolito

Il rione Aja Piccola rappresenta la zona più caratteristica per la varietà dei trulli presenti. Degne di nota la casa Pezzolla, la casa degli Acquaviva e la Casa dell’Amore, prima costruzione eretta dopo il 1797, periodo in cui veniva concesso di costruire utilizzando la malta.
La modalità e il materiale è lo stesso dei trulli, ma diversi sono lo stile e la forma: rappresenta quindi il passaggio dalla tipica architettura del trullo alla palazzina.

Alberobello Rione Monti – Photo Francesco Ippolito

Qui si trova anche il Santuario dei SS. Medici Cosma e Damiano, di epoca seicentesca, edificato in stile neoclassico con 2 campanili eretti in onore dei due Santi patroni della città. La chiesa è da sempre meta di pellegrinaggio di migliaia di devoti.
In piazza Sacramento sorge il Trullo Sovrano, il più grande trullo di Alberobello e unico esemplare  a 2 piani, alto circa 14 metri.

Ai confini della Murgia costiera, a 220 metri sul livello del mare, spicca con il candore delle sue case, Ostuni, la città bianca.
Il borgo antico, il Rione Terra, racchiude un delizioso esempio di architettura mediterranea, caratterizzata da stradine strette, piazzette e vicoli tortuosi che arrovellano tra le tipiche abitazioni in calce bianca. L’apparente disordine delle case dà al centro storico una conformazione unica. Alla sommità della città vecchia dominano la Cattedrale e il Palazzo Vescovile.
La Cattedrale risalente al XV secolo presenta una facciata in stile tardo-gotica con tre portali ogivali sormontati da lunette contenenti le figure di S. Giovanni e S. Biagio e la Vergine. Lo splendido rosone centrale domina tutta la facciata con il Cristo circondato dalle figure dei 12 apostoli. L’interno barocco conserva importanti tele del ‘700.
Uscendo dal nucleo antico, s’incontra Piazza della Libertà, con la colonna di Sant’Oronzo nel centro.

Riserva marina di Torre Guaceto

Gli amanti del mare e della natura non potranno perdere l’occasione di esplorare la Riserva Naturale di Torre Guaceto, che offre una rigogliosissima vegetazione in canneti e macchia mediterranea, spiagge lunghissime e acque cristalline e una zona umida con ambienti palustri, indispensabili per l’ecosistema floro-faunistico.  Quale posto migliore per godersi una splendida giornata in riva al mare ed entrare in contatto con questo eccezionale habitat naturale?

Per i buongustai l’appuntamento è sulla litoranea Savelletri – Torre Canne, in uno dei tanti locali che propongono buonissimi piatti a base di pesce, di frutti e ricci di mare.

Costa monopolitana

Sapori genuini, tradizioni storiche, sole splendente e mare limpido: ecco la terra di Puglia!

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